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La cucina politica

Ma che ci fa la gastronomia tra i mass media ?
Semplice: una parte importante della storia e della politica mondiale è stata fatta proprio a tavola e quindi non c'è da stupirsi se negli Stati Uniti si parla di "gastrodiplomazia" e la si studia addirittura all'Università.
Ecco perché parlare di cucina e di gastronomia non è lontano dal parlare (e dal conoscere) la nostra storia contemporanea.

Dimmi cosa mangi e ti dirò come governi.
Da sempre cibo e potere vanno a braccetto e lo conferma Camillo Benso di Cavour, abile statista e raffinato gourmet, che amava ricordare che “cattura più amici la mensa che la mente” e difatti le alleanze più importanti della sua carriera le strinse a tavola.
Altri esempi: la prima grande svolta della Repubblica, il varo del centrosinistra del 1960, poteva solo avvenire a ora di pranzo, presenti ai Parioli da “Giggetto er pescatore” Fanfani, Saragat e La Malfa. C’è stato poi il più recente “patto della crostata” stretto nel 1997 tra D’alema, Fini, Berlusconi e Marini a casa Letta, sino al frugale pasto delle sardine a casa si Umberto Bossi, che sancì il ribaltone del 1994.
Le caratteristiche culinarie possono avere conseguenze anche sulle relazioni diplomatiche.
Così Chirac avrebbe detto una volta a Vladimir Putin: “Come ci si può fidare di un popolo che cucina così male?”.
Cibo è passione, tradizione, tecnica, ma anche cultura e per questo può diventare un raffinato strumento diplomatico: a crederci è la politologa Johanna Mendelson Forman dell’American University di Washington, studiosa di conflitti internazionali, che ha istituito un nuovo corso di “gastrodiplomazia” nell’ateneo statunitense. Può essere condivisibile il suo encomiabile obiettivo di cambiare la teoria di Carl von Clausewitz: la cucina (e non la guerra, come sosteneva lo stratega prussiano) non è che la continuazione della politica con altri mezzi?
In questa affascinante (e golosa) avventura Società e Politica si lancia, in un viaggio tra le curiosità della “cucina politica” mondiale.

 

 Angela Merkel  

La cancelliera tedesca Angela Merkel cucina volentieri e questo potevamo aspettarcelo.
E' una sorpresa invece che nel 2001 sia stata nominata dagli abitanti di Oldenburg, nella Bassa Sassonia, "Grünkohl-Königin", ossia regina del cavolo riccio.
Sempre lei ha anche indicato il "Grünkohl mit Mettwurst", un tedeschissimo piatto unico a base di cavolo e insaccati, come suo piatto preferito, tanto ad arrivare a dire che «Il cavolo è robusto e non teme il gelo. È una pianta che può nascondere qualcosa e che diventa sempre più buona».
E non è la sola che ama la cucina tradizionale tedesca.
E' quasi leggendario il "Pfälzer Saumagen", i famosi intestini di maiale ripieni, tipici della regione del Palatinato, di Helmut Köhl, mentre Helmut Schmidt una volta indicò la zuppa di piselli come suo piatto del cuore.
La ricetta di Angela Merkel: Grünkohl mit Mettwurst.

   
 Tommaso Marinetti  

Era il 28 dicembre 1930 quando il quotidiano torinese “La Gazzetta del Popolo” pubblicò a piena pagina il manifesto della cucina Futurista, scritto e meditato da Filippo Tommaso Marinetti.
Poeta e padre spirituale del movimento Futurista, nato nel 1909 per rivoluzionare arte, letteratura, musica, teatro, danza e infine la cucina, le cui teorie rinnegavano gli stili del passato per aderire con forme vive al dinamismo della vita moderna.
I futuristi diedero una scossa a tutte le attività pratiche e intellettuali. I paradossi gastronomici, così come quelli estetici miravano all'evoluzione morale: bisognava scuotere la materia per risvegliare lo spirito.
La cucina futurista, espressamente definita da Marinetti come una vera e propria rivoluzione "cucinaria", venne descritta in un manuale con tanto di ricette, menu e suggerimenti per imbandire lussuosi banchetti o per servire originali pranzi.
Il cuoco precursore della cucina futurista fu il francese Jules Maincave, che nel 1914 aderendo al Futurismo, annoiato dai «metodi tradizionali delle mescolanze... monotoni sino alla stupidità», si ripropose di «avvicinare elementi separati da prevenzioni senza serio fondamento: filetto di montone e salsa di gamberi, noce di vitello e assenzio, banana e groviera, aringa e gelatina di fragola. Famosa e impopolare fu la lotta che Marinetti fece contro l’«alimento amidaceo» (la pastasciutta), colpevole di ingenerare negli assuefatti consumatori: «fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo... una palla e un rudere che gli italiani portano nello stomaco come ergastolani o archeologi».
Oltre alla condanna della pasta e all'assoluzione del riso, il Manifesto predicava l’abolizione della forchetta e del coltello, dei condimenti tradizionali, del peso e del volume degli alimenti, e della politica a tavola; auspicando la creazione di «bocconi simultaneisti e cangianti», invitando i chimici ad inventare nuovi sapori, e incoraggiando l’accostamento ai piatti di musiche, poesie e profumi.
La ricetta di Filippo Tommaso Marinetti: I rombi d'ascesa

   
 Silvio Berlusconi  

Ma che si mangia in famiglia Belusconi?
Dopo le leggende più o meno metropolitane collegate alle feste in Sardegna e nelle varie ville dell'ex-cavaliere, è la fidanzata Francesca Pascale che svela la cucina amata dal Silvio nazionale: parmigiana di melanzane, mezze maniche al forno alla siciliana e la classica cotoletta alla milanese.
Altri tempi quelli attuali rispetto a quando un altro grande della politica e della tavola italiana, Clemente Mastella, ebbe a dire "se c'è una cosa che rimpiango id Berlusconi è il cuoco Michele".
Grazie poi ai potenti mezzi della comunicazione globale conosciamo anche la "dieta" degli altri inquilini di Arcore: Dudù e Dudina, i barboncini più famosi d'Italia. Nelle loro ciotole ci sono crocchette per mantenere il pelo morbido e denti bianchi alternate a petto di pollo bollito e verdure lesse: solo zucchine e carote. Tutto rigorosamente scondito, perché la salute viene prima di tutto.
La ricetta si Silvio Berlusconi: Parmigiana di melanzane

   
 Clemente Mastella  

Come fondare un partito a tavola? Ce lo ha spiegato l'ex-leader dell'Udeur, ora neo sindaco eletto a Benevento, noto politico e buongustaio, convinto da sempre che per risolvere un'incomprensione di partito o tessere un'alleanza, possa più un piatto di paccheri che tante discussioni al chiuso di una stanza di Montecitorio.
Non per niente l'Udeur fu fondato proprio a tavola, in una maratona gastronomica che si protrasse per 10 giorni.
Quando a fine '98 si consumò lo strappo con Berlusconi e Mastella decise di abbandonarlo fondando un nuovo partito, mise in campo la più antica delle liturgie per convincere alcuni deputati a seguirlo nella nuova sfida. Per oltre una settimana nel suo ufficio fece apparecchiare una tavola con ogni prelibatezza della migliore tradizione campana, sempre aperta a chi veniva a discutere (e poi mangiare) del nuovo progetto politico.
Sono inoltre note le cene settembrine nella casa di Ceppaloni: caciocavallo alla mozzarella di bufala di Palmieri, falanchina beneventana, pasta e fagioli, paccheri di Gragnano, pesce di ogni tipo, torroncini di San Matteo dei Cavoti e gelato di Matteo di Lancusi. Presentiamo quindi di seguito il piatto preferito di Clemente Mastella.
La ricetta di Clemente Mastella: Paccheri con la ricotta

   
 Beppe Grillo  

Economici e ecosostenibili. Gli insetti sono per alcuni un'importante fonte di proteine, per altri nuove frontiere del gusto. Per questo gli scienziati li considerano cibo del futuro. Bruchi, formiche, cavallette & co. iniziano a diffondersi - spesso solo come curiosità - anche nei supermercati europei. E spuntano ristoranti, blog di ricette, allevamenti.
Incredibile? Non tanto, anche considerando che già oltre l'80% della popolazione mondiale li mangia ed esistono delle vere e propri diete entomofaghe.
Ed anche la politica si è impadronita di questa "tema".
Solo pochi mesi fa Beppe Grillo durante una serata all’Auditorium del Lingotto di Torino ha avuto il suo momento di show quando il comico ha fatto mangiare degli insetti – dei grilli secchi – al consigliere regionale Davide Bono e al senatore Alberto Airola dicendo loro “Questo è il mio corpo”. Ha saltato il turno Chiara Appendino: “Allatto, non posso”, ha detto lei. “Allatti? Allora ti salto”, ha risposto lui.
La ricetta di Beppe Grillo: Grilli tostati

   
 Matteo Renzi  

La diplomazia della forchetta esiste! Questa è la notizia ufficiale.
Nel settembre 2015, in occasione del vertice Italia-Francia tra Renzi e Hollande, si è svolto a Modena, con tappa all’Osteria Francescana, un vero confronto nazionale, con un menù che ricorda l’eterno rapporto di odio-amore con i cugini d’Oltralpe.
Poco prima di entrare nel ristorante è stato proprio Hollande a lanciare la sfida: “Vediamo se questo grande ristorante può davvero fare concorrenza a quelli francesi”.
Dopo la diplomazia delle “pacche sulle spalle” di berlusconiana memoria, siamo ora alla “diplomazia della forchetta”, culminata quest'anno durante le visite dei leader internazionali all’Expo.
Bell'occasione per andare sul sicuro, non sono stati inseguiti i Francesi sul piano della cucina sofisticata, ma ha puntato sul meglio della nostra tradizione.
E la partenza è stata di quelle folgoranti con il "borlengo", una delle migliori specialità dell'appennino tra Modena e Bologna, al quale a Zocca (propria Zocca, quella di Vasco Rossi) è dedicato un intero museo.
La ricetta di Matteo Renzi: Borlengo

   
 Renato Brunetta  

Ma passiamo ora alla "grande" politica.
Frammenti di vita privata, pensieri e, non ultimo, ricette tradizionali e suggerimenti per mangiare bene in giro per l'Italia. Una miscellanea di sapori e di osservazioni raccolte nel libro del 2010 di Renato Brunetta, il ministro forse più nazionalpopolare del governo Berlusconi. Non a caso, «Oggi (vi) cucino io», (Sperling & Kupfer), si avvicina un pò al talismano e un pò a Frate Indovino. Scritto a quattro mani con il macellaio-gastronomo Fabrizio Nonis, veneto anche lui, è un viaggio nella cucina regionale italiana. Ma non solo. Brunetta ci mette molto di suo e dispensa consigli attingendo spesso ad esperienze di vita vissuta, tra ricordi d'infanzia e del recente passato. Ogni ricetta ha in calce una selezione di vini 'consigliati da Fabrizio e Renatò ed inoltre, a lato brevi annotazioni con la faccetta di Brunetta o di Nonis, e anche di tutti e due. Brevi corsivi in cui si scopre anche il piatto preferito dal minsitro: il bollito. «Per il bollito mollo ogni cosa, lo mangiavamo la domenica» un piatto cha ha «il sapore della festa». La passione per la buona tavola e una buona pratica dietro ai fornelli non difettano a Brunetta, ma da qui a scrivere un libro ne passa. Ecco allora una prima spiegazione nella prefazione firmata dallo stesso Brunetta: «preparare una buona pietanza non è in fondo operazione dissimile dal far politica. Devi essere in pace con te stesso e concepire il tuo lavoro innanzitutto come un gesto di generosità, un dono a chi ti sta intorno».
La ricetta di Renato Brunetta: Il bollito

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