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La sinistra dopo le primarie

La sinsitra dopo le primarie Riceviamo questa interessante analisi e commento sul tema della sinistra in Italia all'indomani delle primarie e della riconferma di Matteo Renzi a segretario del PD dall'amico Michele Pollara, sitmolato da un precedente articolo pubblicato sul nostro sito di Società e Politica il 2 maggio, sempre sullo stesso tema.
Si è aperto un vero dibattito sul tema della sinistra italiana, al quale crediamo sia giusto dare con la massima libertà e trasparenza tutto lo spazio necessario, sia per approfondire che per dissentire.

"Ho letto e riletto l'intervento di Marco (del 2 maggio, NDR) per capire le ragioni di quell'ultima scoraggiante o provocante frase del suo intervento “Rimane l'amarezza per la fine di un progetto a cui in tanti avevamo creduto e rispetto al quale nessuno è esente da errori".
Ma è davvero finito il progetto del PD?  Quello che possiamo rintracciare nel suo “Manifesto dei Valori” approvato il 16 febbraio 2008 (che alleghiamo in fondo a questo articolo, NDR) ? 
Quell'amarezza è stata anche la mia a partire da quando Pierluigi Bersani nel 2009, legittimamente attraverso un larghissimo consenso ottenuto con le primarie, è diventato segretario del PD.
Pensavo che Pierluigi Bersani, Massimo D'Alema e altri ancora, per la loro storia politica, non sarebbero stati in grado di far progredire il progetto del PD.
La stessa amarezza ho cominciato a sentirla quando Matteo Renzi dimostrava di non essere consapevole della necessità di rompere col circuito dei fedelissimi e della necessità di un coinvolgimento degli elettori e dei militanti sull'azione riformatrice, una delle ragioni per le quali siamo stati sconfitti pesantemente al referendum del 4 dicembre.
Ho continuato a sostenere Renzi, nonostante gli errori commessi, perchè ritengo che meglio degli altri due sfidanti, Orlando ed Emiliano, sia oggi in grado di rafforzare il ruolo del PD in Italia ed in Europa.
E' indispensabile costruire un vero e proprio soggetto politico nuovo, ispirato e coerente col “Manifesto dei Valori”, di sinistra, popolare, riformista, liberaldemocratico, maggioritario e, per questo, con un leader riconoscibile, autorevole ed inclusivo.
E' vero da ormai molti anni stiamo perdendo per strada molti compagni di viaggio, ovviamente non mi riferisco a Bersani e D'Alema, le ragioni della loro scelta non può essere il rafforzamento della sinistra in Italia e in Europa. Recuperare i compagni di viaggio è fondamentale, è possibile, si può fare con un buon PD e con buone proposte di governo, le due cose sono complementari.
Il PD deve porsi l'immediato obiettivo di ricostruire i luoghi della democrazia partecipativa in cui ognuno senta la responsabilità delle decisioni da prendere, si studiano e analizzano i problemi e le soluzioni, si vota, a partire dai circoli, anche mediante consultazioni telematiche, magari rimanendo in minoranza, contrastando, così, un'idea di partito fatta di fans da mobilitare solo al momento di una scadenza elettorale.
Poi ci sono i complicatissimi problemi reali da affrontare.
Una sinistra che non riesce a coniugare democrazia e libertà con la giustizia sociale spinge le fasce più deboli della popolazione ad accettare i messaggi della destra estrema, da quella più trasparente della Le Pen in Francia a quella più subdola di Salvini e Grillo in Italia.
Nessuno ha una ricetta magica. Sicuramente l'Europa è la dimensione entro la quale si può tentare di affrontare gli squilibri della ricchezza fra fasce sociali e fra parti del mondo ma, prima di tutto, l'Europa e gli stati nazionali devono dimostrare ai propri cittadini che nessuno rimane indietro che tutti hanno accesso almeno ai diritti primari e fra questi il diritto al lavoro e a costruirsi, con esso, una famiglia ed una vita dignitosa."

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